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Social Networking, geo-localizzazione e privacy: scegliamo consapevolmente?


Creepy è un pacchetto software per Windows o Linux (in corso in porting per MacOS), il cui obiettivo è quello di analizzare le “tracce” lasciate da un individuo sui servizi di social networking utilizzando l’informazione pubblica resa disponibile riportando su una mappa l’insieme delle loro geo-localizzazioni.

E’ possibile, infatti, inserire uno username Twitter o Flickr (o utilizzare l’utility di ricerca predefinita), utilizzare il bottone “Geolocate Target” e Creepy, sfruttando le API pubbliche offerte dai servizi di social networking recupera, ogni foto o tweet che sia stato pubblicato da quello username analizzando per ognuno di questi un elemento cruciale dell’informazione: la localizzazione dell’utente nel momento in cui la foto o il tweet è stato pubblicato.

Mentre il settaggio della geo-localizzazione su Twitter è opzionale, per le immagini acquisite con uno smartphone questo, in modo completamente trasparente all’utente, registra l’informazione della localizzazione nel campo EXIF dell’immagine. Creepy individua le foto, effettua il download, e ne estrae l’informazione della localizzazione (nota: ok ci sono tool che permettono di eliminare l’informazione della geo-localizzazione dall’immagine della fotografia ma quanti, soprattutto tra i più giovani che sono la base degli utenti dei social network, li utilizzerebbero?)

Terminata l’elaborazione il prodotto presenta una mappa che visualizza ogni geo-localizzazione trovata.


Mentre la singola localizzazione di un tweet o di una fotografia potrebbe non dire molto, il vedere l’insieme di tutte queste informazioni su una mappa rivela molto di più.

Emergono infatti informazioni che permettono di individuare cluster di punti intorno al luogo di abitazione, il luogo di lavoro, le aree frequentate abitualmente, quindi tutte informazioni sensibili legate allo username inserito ricavate però non in modo fraudolento, bensì utilizzando informazione e servizi pubblici di libero accesso a chiunque.

Creepy è stato realizzato da Yiannis Kakavas,uno studente di 26 anni la cui tesi verte su aspetti critici legati alla protezione delle infrastrutture del Technischen Universität Darmstadt of Germany a completamento di un master in information and communications security al Royal Institute of Technology di Stoccolma.

Kakavas afferma che lo scopo di Creepy è quello di provare a far emergere la consapevolezza degli aspetti legati alla sicurezza e alla privacy che possono sorgere dall’uso non informato degli strumenti di social networking quali Foursquare o Twitter o altri.

Mettere in evidenza quanto sia facile aggregare delle informazioni apparentemente piccole e insignificanti che le persone condividono in rete, in modo “leggero” e non completamente informato, tutte insieme su una mappa porta a rendersi conto di come, nel loro insieme, queste costituiscano delle informazioni che gli utenti potrebbero non volere condividere pubblicamente. Ad esempio dove uno vive, dove lavora, dove si reca nel tempo libero, ma anche quando non è a casa, ecc … Questo può ovviamente “spaventare” le persone, ma le può anche rendere maggiormente consapevoli e attente su ciò che essi condividono sulla rete.

Al tempo stesso, e con una visione più positiva sulle finalità dello strumento, questo può essere utile per chi si occupa di comportamenti sociali per eseguire analisi e test in campo sociale o socio-economico per raccogliere informazioni rispetto a quelli che possono essere i “target” di interesse.

Occorre considerare che sempre di più la localizzazione entrerà a far parte della nostra vita, la diffusione sempre maggiore di smartphone porterà chiunque ad avere un ricevitore GPS che ci permetterà di essere “localizzati” e di “localizzare” servizi di interesse.

Occorrerà quindi decidere, in modo consapevole ed informato, il livello di sacrificio della propria privacy a scapito del numero e dei livelli di servizi di interesse.

Vi potranno essere utenti che non si preoccuperanno di un uso malizioso delle informazioni condivise liberamente e consapevolmente sulla rete, ma vi potranno altresì anche essere coloro che, all’apparire di un messaggio di un servizio come ‘Twitter app wants to use your current location” decideranno di non permettere la loro geo-localizzazione, temendone usi non leciti.

Sono questi utenti, forse la maggioranza, che devono essere “educati” al significato e ai risvolti di concetti, spesso tecnici, quali la geo-localizzazione o il geo-tagging.

Strumenti come Creepy possono aiutare a mettere in evidenza la necessità di una maggiore informazione e di una maggiore diffusione della stessa al fine di comprendere l’impatto che gli strumenti di social networking, così semplici, diffusi e affascinanti, possono avere sulla nostra privacy.

E’ altresì ovvio che non sono gli accorgimenti tecnici a risolvere completamente aspetti di questo tipo quanto bensì una modifica nei comportamenti e nell’utilizzo responsabile di questi strumenti.

NOTA: Creepy non è l’unico tool di questo tipo (es.PleaseRobme.com) e il post non ha la finalità di analizzare questi strumenti, il tool citato mi ha dato solo lo spunto per l’articolo.

Fonte: thinq.co.uk

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