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OpenStreetMap in 3D (WebGL)
Interessante progetto basato su OpenStreetMap, Tilemill, Mapnik e World Weather Online che permette di visualizzare i dati di OSM in 2D …..
ma anche in 3D (…. in un browser che supporti WebGL)
E’ impressionante vedere, all’attivazione del 3D, l’estrusione degli edifici (anche se credo che le altezze non siano quelle reali, ma a livello di potenzialità questo non cambia l’interesse del prodotto).
Per la localizzazione sul territorio utilizza Nominatim.
Non è chiaro quali siano le tecnologie utilizzate …. indagherò …
Fonte: GFOSS.it
GeoGit: un nuovo tool (in alpha version), offerto da OpenGeo
Ho già citato in un precedente post l’esperienza della città di Chicago che, per condividere i propri dati con gli utenti ha pubblicato alcuni dei suoi open data georiferiti su GitHub sollecitandone i fork per gli aggiornamenti,
Ora è stato recentemente annunciato da OpenGeo un nuovo prodotto open source, rilasciato in alpha version, denominato GeoGit che ha come obiettivo (cito testualmente …), “…. to propose a new approach to working with spatial data, recommending a shift from treating spatial data simply as data to considering it as programmers do source code.”
Altra frase che ha suscitato il mio interesse è la seguente: “ …. We propose that organizations can benefit from crowdsourcing spatial data while retaining control over their information repositories and maintaining authoritative data sources.“
I principi su cui si basa questa iniziativa sono stati enunciati in tre white papers di cui riporto i riferimenti:
- Distributed Versioning for GeoSpatial Data (Part 1)
- Distributed Versioning for GeoSpatial Data (Part 2)
- Distributed Versioning for GeoSpatial Data (Part 3)
Provo a riassumere nel seguito quanto descritto nel dettaglio nei tre papers di cui sopra di cui consiglio la lettura e a cui comunque rimando.
La sfida che viene proposta è sicuramente innovativa, quanto mai impegnativa ma al tempo stesso molto affascinante: provare ad affontare il tema della creazione e gestione dei dati geografici con gli stessi principi collaborativi con cui viene trattata la gestione del codice sorgente.
Questo offre prospettive interessanti come pure l’obiettivo dichiarato di ridurre il tempo dedicato alla gestione del dato stesso per andare ad aumentare il tempo dedicato a creare valore aggiunto (funzionalità e servizi), su di esso
L’idea non è completamente nuova: alcuni tentativi di introdurre un sistema distribuito di controllo di versione sui dati geografici è già stato affrontato nel tempo da ESRI con ArcSDE e dalla stessa ORACLE con Workspace Manager.
Lo stesso progetto OpenStreetMap offre un sistema di versionamento, per quanto intorno ad un unico database centralizzato.
L’idea che guida OpenGeo nell’adattare i concetti chiave del versionamento distribuito tipico del mondo software ai dati spaziali, si basa su una similitudine che è la seguente: molte persone che usano il software non sono interessate ad ottenere accesso o avere maggiore conoscenza sul codice sorgente, analogamente a come molte persone che usano le mappe non sono interssate ai dati su cui queste di basano.
Al tempo stesso come gli sviluppatori possono essere interessati al codice sorgente di un’applicazione per poterlo modifcare, correggere. migliorare, coloro che sono interessati ai dati spaziali possono avere interesse nel modificarli, correggerli e migliorarli.
OpenGeo auspica che, analogamente a come è avvenuto nel mondo del software, dove questo approccio di condivisione ha portato ad una maggiore diffusione e consapevolezza unita ad un aumento della qualità del software, lo stesso avvenga nel mondo dei dati spaziali.
Quanto proposto da OpenGeo sembra andare oltre il modello impostato e portato avanti con successo da un progetto importante come OpenStreetMap il cui obiettivo è quello di raccogliere, e ridistribuire a tutti, in un’unica banca dati le informazioni spaziali attraverso le operazioni di edit fatte da un numero di crowdmapper volontari e appassionati sempre maggiore: si propone un modello collaborativo che richiede un nuovo paradigma e nuove problematiche da dover affrontare.
Un approccio che porti ad un modello collaborativo basato su un modello di versionig distribuito sui dati dovrebbe facilitare la collaborazione tra diverse organizzazioni / enti che hanno necessità di utilizzare e gestire i medesimi livelli informativi.
Ad oggi queste esigenze, per quanto le diverse iniziative / strumenti / tools che gravitano intorno ai concetti di Spatial Data Infrastructure (SDI), in senso lato, cerchino di mitigare la duplicazione di dati, non hanno ancora avuto una risposta esaustiva e resta sempre necessaria un’autorità centrale che si faccia carico di integrare (con diversi livelli di possible automatismo ma pur sempre con un elevato grado di controllo umano), le diverse sorgenti di informazione.
Un modello di versionig distribuito sui dati potrebbe semplificare la collaborazione, in quanto ogni organizzazione /ente manterrebbe il controllo completo sulla propria copia dei dati (potendovi applicare i propri processi di quality assurance), e non cedere così il controllo ad un’autorità esterna, ma al tempo stesso avrebbe visione di ogni change presenti su ogni repository delle altre organizzazioni e decidere se e quando effettuare i merge (per chi interessato nell’articolo originale viene riportato un esempio di dettaglio).
Il modello proposto potrebbe essere anche strumento abilitante per permettere un colloquio fattivo tra due mondi che ad oggi proseguono il loro cammino parallelamente guardandosi a distanza: il mondo dei dati geografici “ufficiali” o certificati (authoritative), generalmente gestiti da organizzazioni governative in grado di certificare le proprie informaizoni, ed il mondo della neo-geografia o del Volunteered Geographic Information (VGI) in cui rientrano tutti gli utenti crowdsourced legati a realtà quali OpenStreetMap, Google MapMaker, Ushahidi, ecc … .
I due mondi hanno ovviamente cicli di vita applicati ai dati completamente diversi: l’approccio VGI basato sul crowdsourcing permette a chiuque di fare edit dei dati, permettendo così si avere dati più aggiornati per quanto potenzialmente (????!!!!), passibili di errori, mentre l’approccio “authoritative” permette un modello centralizzato in cui il dato viene aggiornato e alterato in modo controllato, permettendo un dato di maggiore precisione (????!!!!), ma inevitabilmente con tempi più lenti.
Con un modello di versioning distribuito sui dati le organizzazioni / enti ufficiali potrebbero disporre del meglio di entrambi.
Infatti se da un lato con lo stesso approccio potrebbero collaborare con altre organizzazioni / enti come descritto in precedenza, dall’altro potrebbero anche collaborare con singoli o gruppi interessati a vario titolo al miglioramento del dato stesso.
Il fornitore del dato può continuare a pubblicare versioni dei dati pienamente testati e verificati con un ciclo di vita del dato più “lento” per chi interessato a questa tipologia di dato, mentre chi usa il dato e ha necessità di avere un livello informativo più generale ed aggiornato, anche a scapito della sua certificazione, può mantenere una copia del dato certificato su cui fare le proprie modifiche / aggiornamenti e periodicamente riportarle sul repository del dato “authoritative” da cui questi poi rientreranno nel ciclo di vita del dato ufficiale (anche qui per chi interessato nell’articolo originale viene riportato un esempio di dettaglio).
Un modello di versioning distribuito sui dati avrebbe vantaggi anche nel caso di utilizzo di strumenti portabili di acquisizione di dati sul campo dove spesso non è garantita la copertura di rete o la sua affidabilità. In questo caso infatti il dispositivo mobile potrebbe essere visto come l’ennesimo repository da sincronizzare verso la base dati centrale o master.
A livello di rete questo tipo di approccio potrebbe trovare ulteriori vantaggi se si considera che il traffico potrebbe essere limitato rispetto ad una situazione tradizionale di upload / download in quanto sarebbero interessate solo le features create / modificate e non l’intero livello informativo.
Alcuni vantaggi, non molto in realtà se confrontato all’effettiva necessità ed onere, si potrebbero avere anche a livello di metadati in quanto gli strumenti di controllo di versione raccolgono metadati automaticamente, alcuni dei quali potrebbero essere utilizzati per tracciare la storia di ogni dataset per conoscere chi ha modificato cosa quando.
OpenGeo, dopo aver valutato diverse alternative, ha infine scelto di prendere in prestito le idee migliori da un software, non-geospaziale, di versioning distribuito come Git e di costruire qualcosa di nuovo che fosse in grado di gestire dati geospaziali.
Si tratta di un primo passo ma altri possibili sono previsti come possibili alternative / evoluzioni:
- usare un approccio “ibrido” introducendo un database spaziale per fornire acecsso rapido e indicizzazione spaziale ai dati lasciando a Git le parti di versioning e history
- usare la tecnologia che sta alla base di CouchDB. Questo approccio permette di seperare il back end ed il front end così che se qualche novità interessante si presentasse sul mondo degli strumenti open source sia possibile e facilitato il suo utilizzo
GeoGit non è direttamente compatibile con Git o GitHub ma adatta i concetti di base di Git al contesto dei dati spaziali e si basa sia su GeoSynchronization Service module (una specifica OGC sulla sincronizzazione dei dati), sia sugli standard del Web Feature Service 2.0 (WFS-T). Le features sono implementate usando il formato binario Hessian e il formato Well Known Binary (WKB), standard OGC che è ampiamente supportato da diversi tool ( per chi interessato nell’articolo originale viene riportato un esempio di dettaglio).
Ovviamente ci sono diversi punti ancora aperti: editando direttamente un datastore POSTGIS con un qualunque client gis desktop senza passare attraverso GeoGit si creano situazioni di inconsistenza, in modo del tutto analogo a come avverebbe se, in un utilizzo tradizionale di GitHub, si facessero accessi diretti sul repository remoto senza fare il push delle modifiche sul repository locale.
Ovviamente per permettere di poter lavorare in una situazione “mista” in cui si possano fare editing sia in modo tradizionale sia attraverso l’utilizzo di WFS-T sarebbe necessario implementare delle strategie di notifiche sul repository attraverso trigger a livello del db POSTGIS oppure con plugin specifici sui vari client, quindi un mondo ancora piuttosto complesso.
Altri limiti attuali sono:
- è possibile utilizzare repositories con versioni lineari quindi non ci sono possibilità di fare branch, diff o rollbacks
- è stato testato su POSTGIS ma è stato progettato per lavorare con qualunque datastore che possa restituire degli ID stabili e quindi dovrebbe lavorare con ORACLE, ArcSDE, SQL Server e DB2
Al netto di queste limitazioni e come detto in precedenza il prodotto è disponibile nella sua alpha version.
Proseguono le attività tra cui:
- un’interfaccia javascript based realizzata sulla base di GXP così da essere facilmente incorporata in GeoExplorer, GeoNode e altre applicazioni che permetta di avere un’applicazione demo di front end così da interagire con la componente di back end
- uno strato di API javascript che permetta funzionalità di “diff”, “rollbacks” ma anche visualizzare l’history, fare confronti tra versioni sia sui dati spaziali sia sui dati associati. Questa fase è considerata molto complicata in quanto si tratta di andare ad affrontare concetti completamente nuovi se applicati ad un contesto geospaziale: quali sono i significati di un “diff”, un “merge” o un “clone” nel contesto del versionamento distribuito di dati spaziali?
- integrazione in GeoNode
- integrazioni sia nel mondo Mobile sia nel mondo Desktop. In particolare per quest’ultimo aspetto c’è da considerare la proliferazione di strumenti sia open source sia proprietari
In conclusione quindi GeoGit si presenta come soluzione tutt’altro che matura, anzi, nella versione attuale decisamente limitata, ma indubbiamente si tratta di un progetto interessante da seguire nelle sue evoluzioni.
Fonte: Blog OpenGeo
SearchOGC: motore di ricerca per geoservizi OGC (WMS e WFS)
SearchOGC è un motore di ricerca per geoservizi OGC (WMS e WFS), di dati pubblici. Al monento non è molto ricco di informazioni ma l’idea è comunque molto interessante!
Fonte: Directions Magazine
Mappe dei trasporti in tempo reale
Rappresentare in tempo reale su una mappa la situazione trasportistica di un’area sta diventando sempre più frequente.
Ci sono già diversi esempi disponibili sulla rete tra cui su questo blog ho già citato:
Sono entrambi in tedesco (ma si capisce cosa offrono ….), e da tempo offrono questo tipo di servizio con dati reali (da notare che entrambe utilizzano come dato di sfondo OpenStreetMap in sostituzione di Google Maps per risparmiare sui costi di licenza e anche perchè favoriti da zone in cui il dettaglio e la qualità della mappa open è decisamente migliore di quella offerta
da Google ….)
A livello tecnico il tutto è implementabile con soluzioni come la libreria vehicle-simulator sulla cui base sono stati realizzate diverse soluzioni, ad esempio:
- una simulazione delle ferrovie svizzere
- una simulazione delle ferrovie Rumene
- una simulazione dei trasporti pubblici di Losanna
- una simulazione dei trasporti pubblici di Brașov
- una simulazione dei trasporti pubblici di Grenoble
Le simulazioni sono fatte usando i dati degli orari ufficiali dei trasporti pubblici. Credo che avendo i dati reali del posizionamento dei veicoli si possa avere una mappa reale del movimento dei mezzi.come fa la città di Linz.
Le applicazioni web di cui sopra sono anche consultabili da un comune smartphone.
Fonte: Google Maps Mania
Wearable Cartography – un sistema di mapping “indossabile”
Su GIS Lounge è apparso un interessante post su una soluzione (prototipale), di mapping portatile (indossabile), da un utente sviluppata dai ricercatori del MIT’s Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory.
Il concetto che sta dietro a questa soluzione è la tecnologia nota come “simultaneous localization and mapping” o SLAM precedentemente applicata solo al mapping realizzato con dei robots. I dispositivi sono stati concepiti per aiutare il personale di primo soccorso a valutare e conprendere la componente spaziale di una situazione di emergenza.
Permettenre di generare mappe in tempo reale mentre si esplora una locazione può aiutare al personale che è al suo esterno a gestire meglio le situazioni di emergenza.
Il disposituvo è dotato di diverse tecnologie e sensori tra cui:
- unità GPS
- LIDAR
- Giroscopi
- Accellerometri
- Barometri
- Fotocamere
- Telecamere
Ecco un video di una sessione di utilizzo
Fonte: GIS Lounge
Data.gov diventa open source?
Oggi su All Points Blog di Directions Magazine è apparsa una notizia passata un po sottotraccia che invece credo possa avere un deciso impatto nel mondo delle soluzioni per gli open data e dei loro portali di accesso che ne fanno da “vetrina”.
Il team che governa Data.gov, il portale degli open data del Governo degli Stati Uniti, ha dichiarato che intende rendere disponibile la soluzione in modalità open source usando un back end denominato Open Government Platform (OGPL), il cui codice, in versione beta, è disponibile su github.
Non si tratta solo di una dichiarazione di intenti tant’è che i governi di India e Ghana hanno già lanciato la versione beta dei loro cataloghi di open data utiloizzando la piattaforma messa a disposizione.
Una buona notizia ed un’opportunità no?
Fonte: All Points Blog
GeoNews della settimana
Una breve raccolta eterogena di geo-notizie raccolte sulla rete:
- Interessante post sul blog di Hushahidi che illustra una soluzione di car pooling realizzata in Kenia utilizzando Twitter, SwiftRiver e Ushahidi
- Sulla mailing list di OpenStreetMap è apparso l’annuncio di un prototipo di mappa di OSM che supporta il multilinguismo (per ora applicato sul tag <name>). Interessante
- Su GEOMedia annunciato un webinar che si terrà l’11 Dicembre dal titolo “Metadati e dati liberi. Fare coesistere RNDT & INSPIRE“, argomento quanto mai attuale
-
Il JRC ha lanciato un un sondaggio rivolto al settore privato, in particolare piccole e media aziende (SME) che lavorano in ambito Geo-ICT su attività in qualche modo collegate a INSPIRE con l’obiettivo si iniziare a trasformare la Direttiva INSPIRE in opportunità di businessper aziende private che operano nel settpre dell’ICT geografico. L’iniziativa è legata al progetto smeSpire (di cui il JRC è uno del 15 partner di progetto), partito a maggio 2012 con l’obiettivo di studiare il settore privato e facilitare networking tra aziende e partnership pubblico-privato
- Il 23 Febbario 2103 si svolgerà l’International Day of Open Data. La formula sarà quella dell’hackaton. Una buona occasione per chi, come le PP.AA, espone open data e per chi abbia idee di business che si possano basare sui dati liberamente disponibili. Avere le infomazioni in modalità open data georiferite è quindi quanto mai interessante e quanto mai utile in un simile contesto
- su GEOMedia un interessante post sulle mappe animate del vento: provate a cliccare sull’immagine e vedrete la mappa in tempo reale dei vcenti sugli Stati Uniti
Mappe e Open Data del Comune di Vicenza: un esempio interessante
Oggi è apparso su GeoFunction un interessante post che illustra il SIT del Comune di Vicenza e il relativo portale degli Open Data del Comune di Vicenza.
A prima vista può sembrare l’ennesimo annuncio, oramai un SIT web di una P.A non fa quasi notizia e anche dei portali degli open data un po’ ci stiamo facendo l’abitudine: in questo caso però i due progetti hanno delle caratteristiche che meritano una menzione speciale.
Vediamo prima il SIT:
- prodotto informatico sviluppato in house con il supporto del software libero open source:
- LINUX
- DEBIAN LINUX SERVER
- APACHE
- POSTGRESQL
- MAPSERVER
- OPENLAYERS
- PHP
- utilizza come mappa di sfondo OpenStreetMap a cui il Comune di Vicenza, nel 2009, in un’ottica di “open data”, ha messo a disposizione i propri dati cartografici
- consente di conoscere gli estremi catastali associati al proprio numero civico, il percorso di ogni via e tutti i suoi civici
- di un’area selezionata si possono conoscere i dati demografici, la toponomastica e la rete geodetica
Sul portale degli open data:
- i dati del territorio sono resi disponibili in formato ESRI shapefile
- sono resi disponibili, tra gli altri, i livelli informativi Edifici e Numeri Civici direttamente come shapefile (finalmente!)
- sono resi disponibili tutti gli istituti scolastici georiferiti (finalmente!)
- sono resi disponibili i pubblici esercizi, il commercio fisso e le farmacie georiferite (finalmente!)
Fonte: GeoFunction
Perché il Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali arrivi …
Anche questo blog aderisce alla campagna lanciata da TANTO per la diffusione della conoscenza del Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali (RNDT) e lo fa con questo post e con l’esposizione del odog ufficiale di RNDT in home page.
Il Repertorio Nazionale dei Dati Territoriali è lo strumento per ricercare, attraverso i metadati, i dati territoriali – e relativi servizi – disponibili presso le Pubbliche Amministrazioni, per valutarne l’idoneità allo scopo e ottenere le opportune indicazioni sulle loro condizioni di accesso e utilizzo.
L’RNDT è il primo esempio di catalogo dell’informazione geografica digitale in Italia: lo strumento è stato formalmente istituito nel 2005 (articolo 59 del Codice dell’Amministrazione Digitale). Trascorsa la fase di progettazione e realizzazione, superata quella di sperimentazione, dai primi mesi del 2012 l’RNDT è in esercizio: l’ultimo rapporto (ottobre) riporta che sono documentati più di duemila dataset e servizi; hanno inserito informazioni tre organi centrali, due autorità di bacino, nove regioni, quattro province e un comune.
L’RNDT, insomma, sta muovendo i primi passi: occorre dargli sostegno e visibilità! Ed ecco chi, oltre a questo blog, lo sta facendo (ad oggi ….):
- AboutHydrology
- CadGis.it
- freegis-italia
- GEOforUS
- Geofunction
- GEOmedia
- Gis e Infrastrutture
- Geoportale Regione Siciliana
- Il muschio sugli alberi
- ilSarrett
- JGrass Tech Tips
- Kartoblog
- Map Freely
- massimozotti.it
- PaoloGIS
- Planetek
- SIT Provincia Regionale di Trapani
- TANTO
- Un blog di “Alternativa Geologica”
Per avere un elenco aggiornato fate riferimento al post di TANTO o direttamente sul sito di RNDT.
Fonte: TANTO
I servizi web cloud di Esri Italia si arricchiscono
I servizi web cloud di ESRI Italia si arricchiscono di nuove possibilità come pubblicato da GEOmedia.
Ai servizi standard che sono i seguenti:
- Geocoding
- Reverse geocoding
- Lista Candidati
- Routing (pedonale e veicolare) con inserimento di stop e barriere
- Service Area (con distanze in linea d’aria o tempi di percorrenza)
- Closest Facilities (con distanze in linea d’aria o tempi di percorrenza)
si andranno ad aggiungere:
- CAP Zone: il CAP Zone di Poste Italiane è la banca dati geografica dei “poligoni territoriali” corrispondenti ai confini delle aree CAP per l’intero territorio nazionale
- CAP Delivery Points: per ciascuna città viene fornito per ogni via il numero complessivo di civici e il numero di buche delle lettere che risultano attive dal punto di vista postale
- CAP Professionals: è la banca dati alfanumerica del Codice di Avviamento Postale, fornita in formato MS Access 2000
- CAP Street File: è lo stradario dei Capoluoghi di Provincia italiani
- Liste Seguimi: liste seguimi è il “movers file” di Poste Italiane: il database con i dati di coloro che, a seguito di cambio di domicilio in via definitiva, hanno chiesto il reindirizzamento della loro corrispondenza attraverso il servizio Seguimi e hanno dato il consenso alla diffusione dei propri dati.
L’utilizzo dei servizi è regolato tramite il pagamento di un “fee” annuale corrispondente a un determinato numero di “credits”, che vengono scalati dal monte relativo al momento dell’utilizzo del servizio, in funzione della tipologia di funzionalltà utilizzata.
Fonte: Rivista GEOmedia.it








