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Posts Tagged ‘Open Data’

Proporre, condividere, commentare e valutare in modo costruttivo idee utili sui GeoDati liberi


Questo blog partecipa alla proposta di cross posting ideata da TANTO  per lanciare tutti insieme una nuova iniziativa a favore della diffusione degli OpenGeoData. Ecco il testo concordato:

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Il tema degli OpenGeoData è importante e pensiamo che meriti hic et nunc un’attenzione speciale.

E’ indispensabile la crescita di una consapevolezza diffusa del loro valore, così come è necessario porre l’attenzione sulle modalità di implementazione del modello e verificarne l’impatto in termini di valore aggiunto; per professionisti, aziende, decisori e cittadini.

Vogliamo creare un gruppo di lavoro aperto a tutti e che si appoggerà anche su quanto di buono e utile è stato fatto in analogia per il tema più generale degli OpenData.

Tre i temi principali che vorremmo trasformare in azione:

  • Formazione – iniziative formative a medio, lungo termine riguardanti la formazione su specifiche questioni di fondo (metadati, INSPIRE, standard, soluzioni tecnologiche, ecc.)
  • Informazione – iniziative di tipo divulgativo (filmati didattici e di promozione), così come webinar di taglio informativo su argomenti di approfondimento
  • Buone prassi – segnalazione e report di iniziative e progetti riguardanti geoportali e portali open data, standard, apertura e liberazione di dati (ma non solo) che possono essere prese a modello

Pensiamo sia necessario il contributo di molti, sia in termini di contenuti che di modalità di azione

Per questa ragione abbiamo pensato di creare uno spazio in cui ognuno potrà proporre, condividere, commentare e valutare in modo costruttivo idee utili sul tema.

Abbiamo aperto una community su ideascale (geodatiliberi.ideascale.com), non vi resta che aprire un account e cominciare a proporre e interagire con gli altri. Troverete le tre categorie di cui sopra nelle quali inserire le idee e proposte, in modo tale da rendere il tutto più organico.

Perché OpenGeoData non sia soltanto un obbligo normativo, una moda o un sfogo per il “geogeek”.

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E’ anche attivo un hashtag Twitter, precisamente #ChièGiancarlo: per chi fosse incuriosito dal nome strano è possibile trovare la spiegazione in un articolo di Andrea Borruso.

Categorie: Open Data Etichette: ,

Trento e Venezia rilasciano i loro dati cartografici (compresi i civici !) come OpenData


Via Twitter (@lucacorsato e @napo), ieri ho appreso che in concomitanza con l’OpenData Day che si celebra oggi sono arrivate due  ottime notizie.

I comuni di Trento e Venezia rlasciano i propri dati cartografici come OpenData!

Tra i livelli informativi rilasciati c’è anche (degno di nota direi, visto chesi tratta di un dato che non è così usuale che venga rilasciato in questa forma… ), la localizzazione dei civici.

Ecco il caso di Trento prontamente scaricato e visualizzato in QGIS

Trento

Ottima inziativa!

Alcune delle obiezioni più comuni contro l’Open Government


Su Che Futuro! un bel post che riporta alcune delle principali obiezioni che vengono sollevate contro l’open government.

Le riporto in sintesi ma vi consiglio, per ognuna delle motivazioni addotte, di leggere i dettagli nel post e lascio a voi le considerazioni e conclusioni.

Da parte mia, per esperienza personale, mi ci ritrovo pienamente!

1) – È tecnicamente impossibile pubblicare tutti i dati in formato aperto e poi costa troppo …
2) – Se ci sono troppi dati, i cittadini non saranno in grado di orientarsi e di trovare le informazioni davvero importanti …
3) – I nostri dati sono sbagliati …
4) – I nostri dati sono sbagliati e le persone ce lo diranno …
5) – Le persone non capiranno i dati e sbaglieranno ad interpretarli …
6) – Non serve: sono in pochi a partecipare …
7) – Le decisioni le prendono gli eletti, il plebiscitarismo non va bene …
8) – Se faccio le consultazioni pubbliche, come faccio ad accontentare tutti? …

Fonte: Che Futuro!

Wired propone la mappa delle scuole a rischio sismico

17 settembre 2012 1 commento

E’ apparso oggi su Wired un articolo molto interessante sullo stato del rischio sismico delle scuole in Italia.

Al netto del contenuto dell’articolo, che suggerisco in ogni caso di leggere per avere un quadro, con tanto di numeri, di quella che è la situazione reale dello stato di sicurezza delle scuole, cito questa esperienza in qunato viene anche proposto come obiettivo quello di andare a realizzare la mappa delle scuole a rischio sismico con il libero contributo di tutti.

Una nuovo esempio di  crowdmapping “dal basso”  che cerca di sopperire alla mancanza di dati e informazioni liberamente disponbili.

Dalla lettura dell’articolo infatti emerge come questi dati non siano disponibili o, qualora lo siano, vengano forniti con reticenza e con modalità e formati che di certo non ne facilitano il loro utilizzo (si vedano le difficoltà che hanno avuto gli autori per arrivare ad un dato omogeneo e mappabile !!! ).

Viene ancora una volta evidenziata l’importanza di avere dati e informazioni in modalità open data.

Per i dettagli sulla mappa. per quello che ne ho potuto cogliere è stato utilizzato CartoDB.

Fonte: Wired

 

Quali prospettive di lavoro per i professionisti della tecnologia spaziale?

21 marzo 2012 3 commenti

In un momento storico come quello attuale l’argomento “lavoro” è forse uno dei temi più caldi e di attualità, e lo dimostrano proprio gli avvenimenti di questi giorni.

Non solo sono sempre più a rischio i posti di lavoro che sino a qualche anno fa sembravano essere “sicuri”, ma anche le prospettive future sembrano essere, in molti casi, tutt’altro che rosee per mancanza di finanziamenti e di opportunità progettuali.

Anche chi ha a che fare con tematiche legate al mondo dei sistemi informativi geografici non è esente da queste considerazioni e rischi, e non riesce sempre a pianificare con serenità e sostenibilità il proprio progetto di vita.

Recentemente sono però apparse alcune notizie su vari blog che sembra portare una qualche ventata di maggiore ottimismo per il futuro rispetto a chi opera in altre tematiche del mondo ICT, il che, in un momento come questo è già da considerare una buona notizia.

La prima notizia, che non riguarda direttamente la realtà nazionale ma che al tempo stesso, in un mondo così globalizzato non può non avere impatti anche nel nostro Paese è che il Dipartimento del Lavoro statunitense ha individuato la necessità di 330.000 tecnici geospaziali qualificati per ricoprire posizioni che si apriranno nel corso dei prossimi 10 anni (SlashGeo, Direction Media, GEOMedia)

Considerando poi che la tecnologia geospaziale è sempre più incorporata sia nelle applicazioni di localizzazione mobile e sia nelle soluzioni enterprise, questo aumenta ulteriormente la consapevolezza della tecnologia GIS e la necessità di qualcuno che la sappia utilizzare correttamente.

Si tratta di una stima ovviamente, ripresa, contestualizzata e diffusa da parte di David DiBiase della Penn State University e Director of Education presso ESRI Inc., quindi fonte autorevole anch’egli.

Per chi fosse interessato ecco le slide presentate da cui riporto quella con le cifre dettagliate per alcuni dei ruoli professionali coinvolti nella tematica “geospatial”

E’ possibile consultare online i dati e le stime del Dipartimento del Lavoro statunitense direttamente sul sito O*NET OnLine dove il filtro per il termine geospatial offre la seguente figura

E’ possibile cliccare su ogni singola voce che rappresenta la professionalità di interesse e vedere i relativi dettagli per cui ad esempio ecco le ipotesi di crescita per il ruolo di Geographic Information Systems Technicians

oppure ecco le ipotesi di crescita per il ruolo di Surveying Technicians

Interessante negli articoli di cui sopra è come nel mondo statunitense ci si stia preparando per andare a coprire queste posizioni che si andranno man mano a rendere disponibili puntando ad avere professionisti altamente preparati e “certificati” al fine di ottenere livelli di qualità elevati del lavoro che sarà offerto.

Si tratta del Geospatial Technology Competency Model (GTCM), un trattato descrittivo che supporta lo sviluppo di curricula per le tecnologie geospaziali nei college. Il GTCM elenca le competenze di base, necessarie per diventare un tecnico geospaziale qualificato.

Il GTCM è stato sviluppato da un gruppo ristretto di professionisti del settore geospaziale guidati da David DiBiase di Esri sotto controllo e la supervisione del National Geospatial Technology Center (GeoTech Center) nella sua missione di promozione dell’istruzione di cui fa parte Joe Francica Editor in Chief di Directions Media, che con quasi 200.000 visitatori ogni mese è il principale gruppo editoriale online per le tecnologie di localizzazione e sistemi informativi geografici.

L’US Department of Labor (DOL) ha adottato il GTCM come standard grazie al quale la comunità della tecnologia geospaziale può sviluppare modelli di curricula, fornire una base per la certificazione GIS e la creazione di descrizioni di lavori nel settore pubblico e privato.

Ecco quello che è il modello delle competenze individuato dal GTCM

Per chi fosse interessato ai dettagli consiglio la lettura del post su Directions Media (in inglese), o l’estratto che è stato riportato su GEOMedia (in italiano).

Come detto precedentemente si tratta di stime e fatte su quelle che è il mercato americano ma le fonti sono autorevoli e c’è da credere che di fronte ad un fenomeno di queste dimensioni non è verosimile che in Europa e nel nostre Paese non vi possa essere un fenomeno analogo anche se non magari in quelle proporzioni.

Ma questa non è l’unica notizia positiva emersa in questi giorni con attinenza al futuro delle opportunità lavorative nel campo della tecnologia spaziale.

La seconda riguarda direttamente il nostro Paese ed è legata alle opportunità che sembrano essere collegate al movimento degli open data.

In un’intervista con EurActiv.it, il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Francesco Profumo, parla anche di Open data e delle ricadute che questo movimento potrà avere per le imprese.

Riporto integralmente il pezzo dell’intervista relativa alla parte Open Data sottolineando quelle che a mio giudizio sono i passi salienti:

Gli open data stanno diventando una realtà importante in tutto il mondo. Le ricadute per le imprese potrebbero essere enormi. In che modo cercherete di coinvolgerle nel cambiamento?
Da un lato c’è la questione della trasparenza e dell’accountability dell’operato della Pubblica amministrazione. Se rendiamo misurabile l’operato dei ministeri – il Miur in particolare – cioè se mettiamo in chiaro a che punto ci troviamo e cosa stiamo facendo, saremo in grado di stimolare il sistema economico più rapidamente, sostenendo la competitività del paese.
Per analogia, facendo un confronto forse inappropriato, ma evocativo, pensiamo a quanto fatto da Apple, che ha aperto i suoi dati e il suo sistema operativo, stimolando l’imprenditorialità. Se la PA cominciasse a rilasciare i suoi dati in forma grezza, come materia prima, moltissimi giovani e tante Pmi potrebbero inventare nuove applicazioni utili per i cittadini. Le multi utility, ad esempio, potrebbero mettere in rete la posizione istantanea degli autobus o i dati sui consumi energetici o i dati relativi alle prenotazioni nelle Asl. 

Finora sugli open data ci sono state delle importanti sperimentazioni. Qual è il passo successivo?
In Italia gli open data hanno avuto una nascita un po’ travagliata. Lo scorso 8 marzo è passato l’articolo 47 del decreto Semplificazioni sull’Agenda digitale, che include un comma sugli open data. Finalmente i dati aperti avranno una strategia nazionale e potranno basarsi su un endorsement legislativo. Il portale nazionale Dati.gov.it verrà potenziato: il tavolo sugli open data, che finora si è riunito due volte, non ha ancora affrontato questo punto, ma è chiaro che si tratta del tema numero uno da sciogliere. Di sicuro, se si sceglierà di partire dal portale già esistente, dovrà esserci un potenziamento radicale.

Le competenze sugli open data si divideranno tra il dipartimento della Funzione pubblica e il Miur. A quest’ultimo, infatti, è passato il pacchetto innovazione.
La Funzione pubblica continuerà ad avere un ruolo importante, nonostante il pacchetto innovazione sia passato al Miur. I ruoli saranno distinti, da un lato la Funzione pubblica dovrà attivare dei processi importanti, assumendo un ruolo di “abilitatore“. Sugli open data dobbiamo iniziare delle sperimentazioni su larga scala, affinché questo tema non sia più solo qualcosa di astratto e da questo punto di vista i grandi ministeri come il Miur giocano, di fatto, il ruolo fondamentale di “realizzatore“.

Sugli open data si procederà per bandi?
L’Agenda digitale è il grande ombrello che crea le condizioni a livello normativo per la realizzazione dell’infrastruttura pubblica. A valle ci sono i bandi emessi dai singoli ministeri, coerentemente con l’agenda, per finanziare la costruzione di competenze industriali su alcuni segmenti specifici.

La tempistica?
Sugli open data entro il 15 giugno dobbiamo varare tutte le norme necessarie per l’implementazione dei progetti. Oltre al decreto Semplificazioni, il ministro Passera ha indicato una sequenza di norme che potrebbero essere concentrate in un solo decreto. A quel punto partirà l’implementazione.

Le dichiarazioni del Ministro vanno intese ed inquadrate in quella che è la Open Data Strategy annunciata dalla Commissione Europea a Dicembre 2011 con la quale si dichiara la disponibilità ad una spinta all’economia Europea sul tema degli Open Data pari a 40 miliardi di Euro all’anno.

Infine riporto quanto citato in un post di GEOforUS in relazione alle stime di opportunità offerte dal mondo legato a cloud computing, in cui si ipotizza entro fine 2015 ben 14 milioni di nuovi posti di lavoro, il 50% nelle Pmi. Anche in questo caso, pur trattandosi di stime, la fonte è autorevole trattandosi dello studio “Cloud Computing & Worldwide Job Creation” sponsorizzato da Microsoft e realizzato da IDC.

Considerando che anche il mondo GIS si è già preparato per essere “cloud-anabled” e che i principali attori di mercato già offrono i loro prodotti pronti per il cloud o iniziano loro stesse ad offrire soluzioni e servizi in cloud e che anche il mondo delle tecnologie gis open source si sta muovendo in questa direzione, il mondo delle tecnologie spaziali dovrebbe essere in grado di beneficiare anche di queste nuove opportunità di lavoro.

Si spera che di tutte queste stime positive ed ottimistiche si abbia poi un riscontro nella realtà lavorativa dei prossimi anni! Continua a leggere…

Per i siti web dell’Unione Europea viene raccomandato l’utilizzo di Open StreetMap


Nel weekly summary su OSM di questa settimana, tra le varie notize riportate, mi ha colpito quella in cui per i siti dell’Unione Europea viene suggerito l’utilizzo di Open StreetMap.

L’annuncio è stato dato sull’Information Providers Guide il cui scopo (riporto direttamente dal sito … ) è ” ……The INFORMATION PROVIDERS GUIDE is for everyone who develops and publishes material on EU websites, including webmasters, editors, content providers, web developers and contractors. The guide covers all aspects of publishing on the EUROPA site, describing the relevant editorial, technical and presentation standards in force.
The rules set out in the IPG are compulsory in order to ensure a coherent and user-friendly service to the users. The IPG is freely available on EUROPA in English, and is a living document which is regularly updated.

L’artcolo non si limita a riportare solo una raccomandazione ma fornisce anche uno strumento, di libero utilizzo, che permette di costruirsi, con un semplice wizard basato su OpenLayers, gli snippet di codice che caratterizzeranno la mappa costruita dall’utente.

Nulla di così innovativo se si vuole, in quanto esistono diverse soluzioni di questo tipo anche più evolute, ma direi che in questo caso l’inziativa è degna di nota anche per la sua semplicità di utilizzo che permette di utilizzare semplici tecniche di web mapping anche a chi non ha conoscenza tecniche approfondite o che non ha concetti legati al mondo dell’informazione geografica così evoluti.

A livello tecnico le componenti software utilizzate sono:

Ecco l’elenco degli esempi

ed ecco un esempio di reale utilizzo

Fonte: OpenGeoData

Open StreetMap e Google Map Maker: un interessante confronto

18 febbraio 2012 2 commenti

In un interessante post di Mikel Maron apparso su Brain Off viene fatto un confronto di quello che può essere fatto utilizzando Open StreetMap (OSM) e che, al tempo stesso e per varie ragioni, non può essere fatto utilizzando Google Map Maker (GMM).

L’articolo è sì “un po’ di parte” ma al tempo stesso evidenzia le opportunità che gli open data, gli strumenti ad essi associati e il crowdsourcing possono mettere a disposizione.

Mi permetto di riprendere buona parte del post, visto che non è farina del mio sacco, con il solo obiettivo di dare una più ampia diffusione.

L’Afghanistan non è una zona mappabile con GMM per ovvie ragioni politiche: alcuni ragazzi afghani utilizzando GPS, SmartPhones e Walking Paper stanno contribuendo a mappare Jalalabad e il suo circondario sfruttando il fatto che con OSM è possibile andare in diversa forma “sul campo” arrivando al limite a parlare con le persone per mappare correttamente la realtà dei luoghi mentre con GMM è possibile solo tracciare geometrie su una base formata da una immagine.

Ecco la differenza delle informazioni disponibili per Jalalabad in OSM e in Google Maps

Altro esempio è TapTapMap realizzata ad Haiti per mappare i percorsi degli autobus. In OSM ciò è possibile mentre in GMM no e in generale nel mondo Google è direttamente Big G che mette a disposizione queste informazioni raccogliendo i dati con accordi fatti direttamente con le agenzie / società di trasporto pubblico. (vedi tra l’altro i seguenti post 1 e 2   sul formato GTFS e sulle sue potenzialità di utilizzo). Ad Haiti, come in altri posti dove NON esistono autorità che mappino e controllino i percorsi, OSM rende possibile avere comunque una mappa di pubblica utilità semplicemente prendendo uno di questi autobus attivando il proprio GPS.

Un altro progetto che sicuramente non avrebbe potuto essere realizzato senza OSM è la Tourist Map della striscia di Gaza prodotta da una spin-off company dell’università che ha partecipato alla copertura in OSM della striscia di Gaza. Anche in questo caso, per ovvie decisioni politiche, questa zona non può essere mappata in Google.

Ecco un estratto della tourist map:

Ecco la differenza delle informazioni disponibili per la striscia di Gaza in OSM e in Google Maps

Infine una considerazione di tipo generale che sottolinea le differenze tra OSM e GMM: OSM permette di utilizzare fonti dati satellitari eterogenee come si è dimostrato nelle recenti tragedie nelle Filippine, Haiti, ecc .. mentre GMM utilizza esclusivamente sorgenti dati controllate da Google stessa.

Per chi fosse interessato a quelle che sono le iniziative umanitarie che vedono coinvolto OSM il riferimento è HOT, Humanitarian Open StreetMap Team

Fonte: Brain Off

Mappe temporali o “isocrone”


Recentemente sono apparsi un paio di interessanti post sul tema delle mappe temporali (o isocrone): il primo su de.straba.us di Maurizio Napolitano e il secondo su edparson.com di Ed Parson (ripreso poi anche da Google Maps Mania)

Innanzi tutto: cos’è una mappa isocrona? Riprendendo la definizione su Wikipedia un’isocrona (o fascia isocrona) è lo spazio compreso nella distanza percorribile in un dato tempo con un mezzo predefinito. L’area circostante un sito che può essere coperta con un viaggio della durata di dieci minuti (in auto, a piedi, ecc.) rappresenta l’isocrona dei 10 minuti da quel sito.

L’uso delle mappe isocrone non è una novità: funzionalità già disponibile, o implementabile, su gis desktop tradizionali, con l’avvento del web sono poi state proposte da servizi innovativi e interessanti quali:

In particolare Mapgnificent, utilizzando i dati pubblici rilasciati da alcune aziende di trasporto per Google Transit nel formato GTFS (vedi il mio precedente post sull’argomento) , permette di poter calcolare – per le città dove i dati sono stati resi pubblici – i tempi di percorrenza dei mezzi pubblici verso un determinato luogo.

Ora, notizia di oggi, anche Google si sta muovendo, per offrire questa funzionalità all’interno di Google Maps.Al momento si tratta solo di una iniziativa sperimentale denominata Google Hotel Finder (che, guarda caso, presenta la sperimentazione sulla zona delle Olimpiadi di Londra 2012 ……), ma possiamo a breve immaginare che, tra le opzioni offerte dalla ricerca delle indicazioni stradali di Google Maps, comparirà presto questa nuova opzione.

L’ insieme di queste novità, e il rinnovamento dell’interesse sulle mappe temporali, ora anche da parte di un attore “pesante” quale Google, porterà a breve ad un’ampia diffusione, anche per “emulazione”, delle funzionalità offerte, applicabili in contesti a campi diversi.

Questo evidenzia una serie di aspetti che rappresentano anche potenziali opportunità di business:

  • è fondamentale disporre delle informazioni sui trasporti pubblici che diventeranno sempre più importanti in un mondo ove vi è la necessità di ridurre l’utilizzo degli autoveicoli. Queste informazioni ci sono e ci sono anche formati, il formato GTFS ne è un esempio, che ne permettono un ampio utilizzo. E’ importante che queste informazioni siano liberamente disponibili come open data così (vedi qui e qui), da permettere a chi interessato di poterli usare, in analogia alle iniziative progettuali di cui sopra, per provare ad offrire nuovi servizi
  • iniziano a comparire (su ampia scala se Google metterà sempre di più a  disposizione sulle proprie soluzioni queste ed altre funzionalità analoghe), funzioni evolute a valore aggiunto che possono essere offerte “server side” per le loro pesantezza computazionale. Queste funzionalità possono (e devono / dovrebbero?), essere fruibili attraverso interfacce e protocolli standard per facilitarne l’utilizzo a basso costo da parte di fruitori diversi (si pensi al mondo mobile ….)

Fonte: de.straba.us , edparson.com

 

Tematizzare open data georiferiti? I(n)stat View!


E’ stata lanciata nel mese di dicembre 2011 da La Macchina del Fungo, un laboratorio di idee, progetti e provocazioni giornalistiche, l’iniziativa ‘I(n)stat View‘.

Si tratta di uno dei primi esperimenti di data journalism e di dataviz italiani basato su una serie di mappe che utilizzano le statistiche fornite dall’Istat per fornire, attraverso numeri e tabelle, informazioni visuali di più intuitiva consultazione.

 

Il progetto è sviluppato con strumenti gratuiti e Open Data ed è rilasciato con licenza Creative Commons 3.0 Attribuzione. In poche parole, è possibile riutilizzare l’intero materiale a proprio piacimento (anche per scopi commerciali) a condizione di citarne la fonte.

Le diverse mappe sono state realizzate con Google Fusion Table, uno strumento indispensabile per chi voglia avvicinarsi alla visualizzaizone di dati attraverso le mappe. La scelta di questo software, oltre che per la sua relativa semplicità d’uso, è stata motivata anche dal suo potenziale collaborativo e per la possibilità di essere utilizzato anche su device senza Flash Player (iPad su tutti).

Il progetto è davvero interessante e rappresenta una opportunità per chi intenda tematizzare su una mappa open data georiferiti.

Fonte: I(n)stat View

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Nasce l’Associazione OpenGeoData Italia


Sul sito GEOforUS è stato dato l’annuncio della nascita dell’associazione OpenGeoData Italia

L’Associazione, con Presidente  Giovanni Biallo ed i Consiglieri Paolo Silvagni e Alessandro Caserio, nasce con l’obiettivo primario di liberare i dati geografici della Pubblica Amministrazione (PA) al fine di consentirne a tutti il riuso. Si occupa solo di dati geografici e solo del territorio italiano.

Per maggiori dettagli consultare il sito associativo: http://www.opengeodata.it

Fonte: GEOforUS

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