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“Prodotti proprietari” versus “prodotti open source” nel mondo GIS: meglio un approccio ibrido?


Nell’ormai annosa questione se sia meglio utilizzare tools proprietari od open source nel mondo delle soluzioni GIS quest’anno abbiamo assistito ad una nuova presa di posizione da parte di ESRI (vedi ArcNews Sping 2011 e anche nelle Q&A preliminari della ESRI UC 2011 da parte di Jack Dangermond direttamente), che sostanzialmente suggerisce che la scelta migliore non è atanto quella “integralista” quanto quella che, in una sempre maggiore ottica di integrazione tra i due mondi basata sull’adozione e utilizzo di protocolli & standard aperti del mondo ICT, punti a sfruttare le peculiarità e le potenzialità degli strumenti disponibili sia nel panorama del mondo GIS commerciale sia di quello del mondo GIS open source.

ESRI stessa ha recentemente fatto passi avanti verso il mondo open source entrandovi per la prima volta mettendo alcune sue soluzioni disponibili come open source, quali ArcGIS Editor for OpenStreetMap,  Esri Geoportal Server il che è stata una grossa novità rispetto alle sue posizioni del passato.

Sul blog di Open Geo è apparso oggi un post che va nella medesima direzione, caldeggiando anch’esso un approccio ibrido partendo da considerazioni quali quelle che la suite di OpenGeo è in grado di connettersi ad un gran nunero di database proprietari tra cui anche ArcSDE, Oracle Spatial, IBM DB2, e Microsoft SQL Server e che con GeoCat Bridge è possibile pubblicare dati sul web direttamente da ArcGIS Desktop.

Sembra quindi si sia (o si stia …..), intrapresa una strada di una sempre maggiore integrazione ed interoperabilità: in medio stat virtus quindi? Vedremo

  1. 6 dicembre 2011 alle 11:52 am

    Interessante.

    Mi ricorda la scelta di Autodesk, all’alba del 2007, di rilasciare in versione Open Source MapGuide (il Web Server cartografico) e la tecnologia FDO (libreria per accedere ai dati GIS su file e su Geodabase). Software che sono ancora oggi disponibili sul sito della Fondazione OSGeo.

    Sono d’accordo: il software open source richiede ottime conoscenze informatiche, il software proprietario è molto più semplice da installare ed usare, un uso congiunto può dare i migliori risultati.

    Ma il vero fronte da aprire, second me è quello dei dati geografici liberi.

  2. 14 dicembre 2011 alle 12:36 pm

    Quando mi chiedono quale è il GIS migliore cito sempre un mio docente universitario. Alla medesima domanda lui rispose: “Quello che uno sa usare!”.
    Con questo cosa voglio dire? Secondo me per certi versi siamo ancora all’anno zero. Il problema non è il GIS “migliore” quanto “conoscere” il GIS. Oggi ancora assistiamo ad una mancanza di conoscenza e di cultura del GIS impressionante. Gli enti che ne avrebbero bisogno non sanno neanche cosa è.
    Quindi rispetto le idee e le scelte di tutti: prodotti proprietari, prodotti open quello che vogliamo ma almeno usiamoli! Impariamo ad usarli!

    • 15 dicembre 2011 alle 8:56 am

      Ciao Maurizio, innanzi tutto grazie del commento al post. Concordo con te che la “cultura GIS” non sia così diffusa anche presso gli Enti che ne avrebbero bisogno. Devo dire che, per esperienza, rispetto al passato la situazione è un po’ migliorata ed ora siamo un po a “macchia di leopardo” (macchie rade se vuoi so … ma iniziano ad esserci), anche se più spesso legate al cosidetto web mapping (Google ha fatto scuola in tal senso …..), che non al gis vero e proprio di cui molti ignorano le potenzialità e il valore. Diciamo che qui servirebbe un processo di diffusione ampio e semplificato come è avvenuto per la georeferenziazione “facile” offerta da Google, KML e similari, ma sono necessari due componenti fondamentali: strumenti più “semplici” (se no continuano ad essere riservati ad una nicchia …..), e disponibilità di dati e servizi. Su questo ultimo punto il processo degli open data (e, opinione personale, open services a valore aggiunto sul dato sfruttando le potenzialità funzionali dei gis …..), come dal commento di Gimmi GIS, può aiutare molto.

      • 15 dicembre 2011 alle 12:27 pm

        Ciao Cesare
        grazie a te per aver pubblicato il mio commento!
        Mi dispiace se dal mio commento è apparsa una situazione catastrofica! Non era mio intendimento!
        Sono d’accordo con te che oggi la situazione è molto meglio: rispetto a 10 anni fa si è fatta tanta strada, la tecnologia avanza in maniera inesorabile e oggi gli strumenti che abbiamo a disposizione erano impensabili fino a poco tempo fa (e chissà fra 10 anni cosa ci riserverà il futuro!).
        Come hai detto bene anche tu quello che manca è la Cultura del GIS. Come diceva un filmato pubblicato su YouTube http://youtu.be/_ZOQSn5tyqQ: “Non tutti parlano di GIS ma i GIS parlano di tutti noi!” Ecco, questo dobbiamo fare capire a prescindere dagli strumenti che utilizziamo. Certo un ruolo importante nell’acquisizione di una consapevolezza comune che il GIS è necessario lo giocheranno strumenti più semplici e dati sempre più accessibili; però bisogna puntare molto sulla formazione e sulla divulgazione. Formazione che dovrebbe partire già dagli istituti tecnici superiori (all’università si parla parecchio di GIS) e che dovrebbe diventare la regola presso gli Enti che gestiscono il territorio!
        Quando ho iniziato questo lavoro alcuni anni fa dicevo sempre che facevo fatica a trovare l’interlocutore, la persona che parlava la mia stessa lingua. Oggi ne trovo molti di più ma non sono ancora abbastanza. Quindi bisogna continuare su questa strada: formare e divulgare!

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