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Archive for marzo 2012

Quali prospettive di lavoro per i professionisti della tecnologia spaziale?

21 marzo 2012 3 commenti

In un momento storico come quello attuale l’argomento “lavoro” è forse uno dei temi più caldi e di attualità, e lo dimostrano proprio gli avvenimenti di questi giorni.

Non solo sono sempre più a rischio i posti di lavoro che sino a qualche anno fa sembravano essere “sicuri”, ma anche le prospettive future sembrano essere, in molti casi, tutt’altro che rosee per mancanza di finanziamenti e di opportunità progettuali.

Anche chi ha a che fare con tematiche legate al mondo dei sistemi informativi geografici non è esente da queste considerazioni e rischi, e non riesce sempre a pianificare con serenità e sostenibilità il proprio progetto di vita.

Recentemente sono però apparse alcune notizie su vari blog che sembra portare una qualche ventata di maggiore ottimismo per il futuro rispetto a chi opera in altre tematiche del mondo ICT, il che, in un momento come questo è già da considerare una buona notizia.

La prima notizia, che non riguarda direttamente la realtà nazionale ma che al tempo stesso, in un mondo così globalizzato non può non avere impatti anche nel nostro Paese è che il Dipartimento del Lavoro statunitense ha individuato la necessità di 330.000 tecnici geospaziali qualificati per ricoprire posizioni che si apriranno nel corso dei prossimi 10 anni (SlashGeo, Direction Media, GEOMedia)

Considerando poi che la tecnologia geospaziale è sempre più incorporata sia nelle applicazioni di localizzazione mobile e sia nelle soluzioni enterprise, questo aumenta ulteriormente la consapevolezza della tecnologia GIS e la necessità di qualcuno che la sappia utilizzare correttamente.

Si tratta di una stima ovviamente, ripresa, contestualizzata e diffusa da parte di David DiBiase della Penn State University e Director of Education presso ESRI Inc., quindi fonte autorevole anch’egli.

Per chi fosse interessato ecco le slide presentate da cui riporto quella con le cifre dettagliate per alcuni dei ruoli professionali coinvolti nella tematica “geospatial”

E’ possibile consultare online i dati e le stime del Dipartimento del Lavoro statunitense direttamente sul sito O*NET OnLine dove il filtro per il termine geospatial offre la seguente figura

E’ possibile cliccare su ogni singola voce che rappresenta la professionalità di interesse e vedere i relativi dettagli per cui ad esempio ecco le ipotesi di crescita per il ruolo di Geographic Information Systems Technicians

oppure ecco le ipotesi di crescita per il ruolo di Surveying Technicians

Interessante negli articoli di cui sopra è come nel mondo statunitense ci si stia preparando per andare a coprire queste posizioni che si andranno man mano a rendere disponibili puntando ad avere professionisti altamente preparati e “certificati” al fine di ottenere livelli di qualità elevati del lavoro che sarà offerto.

Si tratta del Geospatial Technology Competency Model (GTCM), un trattato descrittivo che supporta lo sviluppo di curricula per le tecnologie geospaziali nei college. Il GTCM elenca le competenze di base, necessarie per diventare un tecnico geospaziale qualificato.

Il GTCM è stato sviluppato da un gruppo ristretto di professionisti del settore geospaziale guidati da David DiBiase di Esri sotto controllo e la supervisione del National Geospatial Technology Center (GeoTech Center) nella sua missione di promozione dell’istruzione di cui fa parte Joe Francica Editor in Chief di Directions Media, che con quasi 200.000 visitatori ogni mese è il principale gruppo editoriale online per le tecnologie di localizzazione e sistemi informativi geografici.

L’US Department of Labor (DOL) ha adottato il GTCM come standard grazie al quale la comunità della tecnologia geospaziale può sviluppare modelli di curricula, fornire una base per la certificazione GIS e la creazione di descrizioni di lavori nel settore pubblico e privato.

Ecco quello che è il modello delle competenze individuato dal GTCM

Per chi fosse interessato ai dettagli consiglio la lettura del post su Directions Media (in inglese), o l’estratto che è stato riportato su GEOMedia (in italiano).

Come detto precedentemente si tratta di stime e fatte su quelle che è il mercato americano ma le fonti sono autorevoli e c’è da credere che di fronte ad un fenomeno di queste dimensioni non è verosimile che in Europa e nel nostre Paese non vi possa essere un fenomeno analogo anche se non magari in quelle proporzioni.

Ma questa non è l’unica notizia positiva emersa in questi giorni con attinenza al futuro delle opportunità lavorative nel campo della tecnologia spaziale.

La seconda riguarda direttamente il nostro Paese ed è legata alle opportunità che sembrano essere collegate al movimento degli open data.

In un’intervista con EurActiv.it, il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Francesco Profumo, parla anche di Open data e delle ricadute che questo movimento potrà avere per le imprese.

Riporto integralmente il pezzo dell’intervista relativa alla parte Open Data sottolineando quelle che a mio giudizio sono i passi salienti:

Gli open data stanno diventando una realtà importante in tutto il mondo. Le ricadute per le imprese potrebbero essere enormi. In che modo cercherete di coinvolgerle nel cambiamento?
Da un lato c’è la questione della trasparenza e dell’accountability dell’operato della Pubblica amministrazione. Se rendiamo misurabile l’operato dei ministeri – il Miur in particolare – cioè se mettiamo in chiaro a che punto ci troviamo e cosa stiamo facendo, saremo in grado di stimolare il sistema economico più rapidamente, sostenendo la competitività del paese.
Per analogia, facendo un confronto forse inappropriato, ma evocativo, pensiamo a quanto fatto da Apple, che ha aperto i suoi dati e il suo sistema operativo, stimolando l’imprenditorialità. Se la PA cominciasse a rilasciare i suoi dati in forma grezza, come materia prima, moltissimi giovani e tante Pmi potrebbero inventare nuove applicazioni utili per i cittadini. Le multi utility, ad esempio, potrebbero mettere in rete la posizione istantanea degli autobus o i dati sui consumi energetici o i dati relativi alle prenotazioni nelle Asl. 

Finora sugli open data ci sono state delle importanti sperimentazioni. Qual è il passo successivo?
In Italia gli open data hanno avuto una nascita un po’ travagliata. Lo scorso 8 marzo è passato l’articolo 47 del decreto Semplificazioni sull’Agenda digitale, che include un comma sugli open data. Finalmente i dati aperti avranno una strategia nazionale e potranno basarsi su un endorsement legislativo. Il portale nazionale Dati.gov.it verrà potenziato: il tavolo sugli open data, che finora si è riunito due volte, non ha ancora affrontato questo punto, ma è chiaro che si tratta del tema numero uno da sciogliere. Di sicuro, se si sceglierà di partire dal portale già esistente, dovrà esserci un potenziamento radicale.

Le competenze sugli open data si divideranno tra il dipartimento della Funzione pubblica e il Miur. A quest’ultimo, infatti, è passato il pacchetto innovazione.
La Funzione pubblica continuerà ad avere un ruolo importante, nonostante il pacchetto innovazione sia passato al Miur. I ruoli saranno distinti, da un lato la Funzione pubblica dovrà attivare dei processi importanti, assumendo un ruolo di “abilitatore“. Sugli open data dobbiamo iniziare delle sperimentazioni su larga scala, affinché questo tema non sia più solo qualcosa di astratto e da questo punto di vista i grandi ministeri come il Miur giocano, di fatto, il ruolo fondamentale di “realizzatore“.

Sugli open data si procederà per bandi?
L’Agenda digitale è il grande ombrello che crea le condizioni a livello normativo per la realizzazione dell’infrastruttura pubblica. A valle ci sono i bandi emessi dai singoli ministeri, coerentemente con l’agenda, per finanziare la costruzione di competenze industriali su alcuni segmenti specifici.

La tempistica?
Sugli open data entro il 15 giugno dobbiamo varare tutte le norme necessarie per l’implementazione dei progetti. Oltre al decreto Semplificazioni, il ministro Passera ha indicato una sequenza di norme che potrebbero essere concentrate in un solo decreto. A quel punto partirà l’implementazione.

Le dichiarazioni del Ministro vanno intese ed inquadrate in quella che è la Open Data Strategy annunciata dalla Commissione Europea a Dicembre 2011 con la quale si dichiara la disponibilità ad una spinta all’economia Europea sul tema degli Open Data pari a 40 miliardi di Euro all’anno.

Infine riporto quanto citato in un post di GEOforUS in relazione alle stime di opportunità offerte dal mondo legato a cloud computing, in cui si ipotizza entro fine 2015 ben 14 milioni di nuovi posti di lavoro, il 50% nelle Pmi. Anche in questo caso, pur trattandosi di stime, la fonte è autorevole trattandosi dello studio “Cloud Computing & Worldwide Job Creation” sponsorizzato da Microsoft e realizzato da IDC.

Considerando che anche il mondo GIS si è già preparato per essere “cloud-anabled” e che i principali attori di mercato già offrono i loro prodotti pronti per il cloud o iniziano loro stesse ad offrire soluzioni e servizi in cloud e che anche il mondo delle tecnologie gis open source si sta muovendo in questa direzione, il mondo delle tecnologie spaziali dovrebbe essere in grado di beneficiare anche di queste nuove opportunità di lavoro.

Si spera che di tutte queste stime positive ed ottimistiche si abbia poi un riscontro nella realtà lavorativa dei prossimi anni! Leggi tutto…

I costi di utilizzo di Google Maps portano a cercare soluzioni alternative nel web mapping


Gia in un precedente post avevo descritto come alcuni progetti web iniziavano a cercare alternative all’utilizzo della API di Google Maps per le loro necessistà di web mapping.

Da allora si sono susseguite diverse notizie tra cui le seguenti:

Sembra sia iniziata una progressiva fuga da Google Maps, verso alternative quali OpenStreetMap, Bing Maps, MapQuest (che però usa i dati di OSM), e anche ESRI.

Oggi è apparso un interessante articolo sul New York Times (già ripreso e commentato sia da GEOforUS sia da de.straba.us), di cui suggerisco la lettura, che riporta un’interessante analisi del fenomeno, in quadrandolo in un contesto più ampio.

Tra le altre cose riportate nell’articolo del NYT viene citato che:

  • a Febbraio 2012 secondo comScore il 71% del 91.7 milioni di persone, pari a 65 milioni di utenti negli USA che ricercavano mappe sul web ha usato Google Map, con un incremento rispetto all’anno precedente del 16%
  • MapQuest è secondo con 25 milioni di utenti e con un incremento del 13%
  • Bing Maps si è classificato terzo con 9 milioni di utenti e un incremento del 18%
  • OpenStreetMap ha ancora una percentuale bassa di utilizzo

Per altro scelte come quelle operate da Foursquare o Apple che fanno delle piattaforme mobili il loro “veicolo” di distribuzione allargerà la conoscenza e l’utilizzo di OSM permettendo un  potenziale ampliamento del numero di contributori al progetto visto che porterà “più vicino” agli utenti le mappe di OSM. A tale proposito,, sempre secondo comScore, si stima che nel mese di gennaio 52  milioni di persone abbiamo fatto accessi a mappe sul proprio smartphone, con un incremento del 67 % rispetto all’anno precedente. Google è stato ancora il giocatore dominante, con una quota del 67 per cento, ma il mercato è ancora molto giovane.

Fonte: New York Times

Ushahidi: rilasciata la release 2.2 (Juba)


Ushahidi ha annunciato ufficialmente la nuova release (2.2), denominata Juba (dal nome di una città del sud Sudan).

Ecco alcuni dettagli sulle caratteristiche della nuova release:

  • fix su alcuni aspetti legati alla sicurezza
  • la mappa di default è ora OpenStreetMap
  • supporto di RiverID come strumento di authentication and identity management che fornisce agli utenti un sicuro sistema di single sign-on centralizzato per l’accesso a tutti i prodotti Ushahidi. Sarebbe interessante capire se e quanto questo sistema sia pluggabile o meno o se sia fortemente integrato nel prodotto al fine di garantire una sua più o meno facile sostituzione nel caso di utilizzo all’interno di strutture che siano già dotate di un proprio sistema di single sign-on
  • supporto di azioni automatizzate esempio poter inviare una mail se viene segnalato un report all’interno di una certa area oppure se viene segnalato un report di notte poterlo auto-approvare e assegnarlo ad una categoria
  • alerts via SMS grazie all’adozione dell’SMS gateway open source – SMSsync
  • disponibilità di un maggior numero di stili per la parte di interfaccia

Fonte: Ushahidi Blog

OpenStreetMap e la Via Alpina


Il sito OpenStreetMap & Via Alpina presenta un interessante progetto che ha come obiettivo quello di contribuire ad OSM tracciando i sentieri della Via Alpina, una rete di 5 itinerari escursionistici che attraversa otto Paesi dell’arco alpino per una lunghezza complessiva di ben 5000 km.

Durante l’estate 2012,un gruppo di escursionisti di 4 paesi percorrerà le Alpi Occidentali per 80 giorni, dal Principato di Monaco, con partenza all’inizio di giugno, alla Svizzera occidentale, e ritorno verso Sud con arrivo nella seconda metà di agosto.

Durante il percorso, raccoglieranno le tracce GPS delle tappe e scatteranno foto, inviando ogni sera i dati al database OpenStreetMap allo scopo di produrre una cartina completa degli itinerari seguiti.

Ecco il video di presentazione del progetto

 

Fonte: OpenStreetMap & Via Alpina

Apple entra nel mondo del mapping?


Già in un precedente post avevo anticipato che in casa Apple si prospettavano “movimenti”, tramite anche l’acquisizione di aziende impegnate nel campo del mapping, volti a permettere al colosso di Cupertino di sganciarsi dall’utilizzo di mappe fornite da Google.

Ieri è apparsa una news relativa al lancio di iPhoto app for iOS che inizia forse a concretizzare questo disegno, notizia che ha suscito in diversi blog parecchie reazioni.

E’ già anche possibile anche vedere e consultare interattivamente i tiles, confrontandoli con Google Maps e OpenStreetMap usando un paio di semplici applicazioni:

Una delle prime cose che forse salta all’occhio è che la vestizione dei dati è forse meno gradevole che non quella a cui siamo abituati con gli latri attori che forniscono map tiles quali Google Maps, Bing Maps, Yahoo!, MapQuest, e anche OpenStreetMap e quindi su questo fornte credo che Apple abbia da lavorare.

In seguito all’annuncio è nata però subito la curiosità di capire “quali dati” erano stati utilizzati da Apple visto anche il fatto che i tiles non riportano alcun credit.

Rapidamente questa domanda è iniziata a girare tra i vari blog e ad oggi quello che emerge è quanto segue:

  • sul territorio americano sembra che siano stati usati dati TIGER o comunque varie fonti di dati pubblici.
  • sul restante territorio mondiale sembra che siano stati ustai i dati di OpenStreetMap (anche se sembrano dati non aggiornati e manca il credit rispetto a OSM).

Per dettagli si può ad esempio fare riferimento ai seguenti post:  Jonas’ Tumblr, Spatally Adjusted, Alastair Aitchison

C’è anche una risposta ufficiale da parte della OpenStreetMap Foundation.

Fonte: MacRumorsJonas’ Tumblr, Spatially Adjusted, SlashGeo

Confrontare prodotti gis open source

4 marzo 2012 3 commenti

Uno dei post più letti del mio blog è sicuramente GRASS, gvSIG, QGIS: come crescono?. Recentemente ho scoperto un sito che forse a molti è già noto, e quindi questo post non fornirà alcun valore aggiunto, mentre ad altri potrebbe essere utile.

Si tratta di Ohloh che permette di avere una serie di informazioni su diversi prodotti open source, non solo dell’ambito GIS, in relazione allo “stato” del prodotto stesso e del livello di attività della sua comunità.

Ecco ad esempio cosa riporta Ohloh per OpenLayers:

Vi suggerisco di analizzare le varie voci del menù a sinistra per avere maggiori dettagli.

Cosa interessante che lo strumento permette di fare è il confronto tra prodotti (sino a tre ….): propongo alcuni esempi:

Uno strumento sicuramente utile in fase di valutazione di un nuovo tool.

Open StreetMap: notizie brevi


Sempre nel weekly summary su OSM di questa settimana, ecco in breve alcune altre interessanti informazioni relative ad OpenStreetMap.

  • Freemind, il popolare tool che permette di costruire mappe mentali, permette l’integrazione digeo-posizioni e utilizza OSM. Ecco un video che ne illustra la versione beta

  • OSMExplorer un’applicazione di web mapping che renderizza tiles OSM o MapQuest e che offre semplici funzionalità di ruoting da un data base

Fonte: OpenGeoData