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Le informazioni georiferite come infrastruttura per i servizi futuri di Google


Su The Atlantic è recentemente apparso un articolo che illustra, offrendo una visione da dietro le quinte, i criteri e come sono  realizzate le mappe di Google Maps spingendosi ad analizzare anche le linee di evoluzione di questo prodotto.

L’articolo è interessante perché mi ha fornito alcune informazioni che non conoscevo sulle modalità con cui viene realizzato e gestito Google Maps (altre indicazioni le avevo tratte dalle news dell’ultimo Google I/O,  primo filmato a partire dal minuto 6.20).

La parte che tuttavia mia è apparsa più interessante è stata quelle delle considerazioni su quelle che sono le linee di evoluzione, il “ruolo”  e il “peso” che Maps sta assumendo e potrebbe assumere in futuro, all’interno di Google stessa.

In particolare è importante osservare come queste considerazioni e i concetti espressi si potrebbero per certi versi  parafrasare e riportare anche in altri contesti per evidenziare in misura ancora maggiore, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il valore dell’informazione geografica e dell”infrastruttura” che questa può offrire come supporto a servizi sempre più innovativi, efficaci ed efficienti.

Google è partita come un’ azienda che produceva un motore di ricerca sul web, con un modello di business che si basava sulla vendita di spazi pubblicitari basati su quello che era l’oggetto della ricerca. Ma ora si sta evolvendo ed andando verso direzioni (forse) impensate in cui il ruolo giocato dai geo-dati è di primissimo piano.

Già prima dell’avvento del mobile, ma sicuramente in modo esponenziale dopo, Google ha compreso infatti che il “dove” tu sei rispetto al “cosa” stai cercando iniziava a diventare sempre più importate e che poteva diventare nel prossimo futuro il concetto  più importante nella ricerca stessa.

Per poter far leva su quest’aspetto Google aveva quindi necessità di avere a disposizione una conoscenza la più ampia, diffusa e precisa possibile del territorio, a partire dalle mappe,  elemento essenziale per dare contesto, ma sopratutto dalle componenti  in loro contenute finalizzati al proprio business futuro.

Sostanzialmente aveva necessità di costruire un mondo “digitale” parallelo che mappasse il più possibile fedelmente il mondo “reale”. Per certi versi può sembrare ridicolo che sia necessaria una rappresenetazione digitale di una qualcosa che conosciamo bene come il mondo ma in realtà si tratta di un qualcosa di essenziali per le finalità di business di Google.

Da qui la nascita e l’evoluzione dapprima di Google Maps, seguito poi da altri asset quali Google Earth ma sopratutto, ai fini di raccogliere tutta l’informazione possibile per i propri business,  StreetView. Le fonti dati utilizzate per produrre Google Maps sono diverse ed eterogenee come dichiarato da Google stessa, che sono integrate con un back office complesso e potente che Google chiama “Ground Truth”.

Ora Google sta puntando molto sull’utilizzo di StreetView come fonte informativa di verifica, integrazione e complementarietà di Google Maps tant’è che la mole di informazioni che sono pubblicate ogni due settimane supera oramai quello che era il totale delle immagini possedute da Google nel 2006.

Google sta facendo largo uso di sistemi di computer vision e OCR al fine di far si che ogni parola, simbolo, ecc .. visibile da una strada e catturata dalle Google Cars che raccolgono le immagini che poi finisicono a costituire StreetView, entri a far parte dell’ “indice Google” del mondo fisico ovviamente con la sua georeferenziazione.

Questo permette quindi a Google non solo di individuare e raccogliere informazioni sui nomi delle vie, sui segnali stradali, ecc . ., tutte informazioni che sono utilizzate per andare a migliorare la qualità di Google Maps, ma anche tutte quelle altre informazioni (esempio loghi di marche di prodotti di business), presenti nelle immagini che possono essere poi utilizzate per alimentare e realizzare nuovi servizi da offrire agli utenti finale. Google identifica queste informazioni come “view codes”.

Google dichiara che al momento dispone rispettivamente di circa 6 milioni di “view codes” per la parte business e di circa altri 20 milioni per la parte indirizzi.

Ma non basta: ognuno di noi ha in mente la mappa dei posti che conosciamo ed è quella che inconsciamente utilizziamo per muoverci nello spazio fisico intorno a noi. La strategia di Google prevede di avvalersi anche di queste conoscenze tra le fonti eterogenee che utilizza per ampliare e raffinare Google Maps ed è per questa ragione che è stato proposto agli utenti Google Map Maker (*)

E’ su questa mole di informazione georiferita che Google punta per cercare di superare i suoi concorrenti attuali (Apple), e i futuri.

Google è infatti ora impegnata nella lotta con Apple per chi controllerà il futuro del mobile.

Mentre Apple ha come punti di forza aspetti quali product design, supply chain management, e retail marketing Google cerca  vantaggi e si concentra nel predominio dell’informazione. In quest’ottica, sui geo-dati, e su tutte le app che si possono realizzare che li utilizzano, è esattamente dove Google può provare vincere …. perchè è Google e può fare leva sull’insieme di tutti i dati raccolti negli anni e a tutte le informazioni da essi derivate.

Questo poteva essere poco evidente sino a poco tempo fa quando anche Apple faceva affidamento su Google Maps come soluzione di mobile mapping sui propri dispositivi, ma ora Apple ha deciso di  muoversi in modo autonomo nel mondo del mapping con un proprio servizio e quindi come i due sistemi decideranno di incorporare geo-dati e presentarli all’utente finale potrebbe essere uno degli  elementi chiave su cui far leva nel campo di battaglia per il predominio sul mobile.

Considerando che ogni spazio fisico è “compenetrato” di informazione, possiamo arrivare a  considerare che tutti gli spazi fisici sono  anche spazi informativi. Se poi aggiungiamo a  questi ragionamenti quanto si può già oggi realizzare con la realtà aumentata possiamo
comprendere perchè tutti i dati georiferiti o georiferibili di Google possono diventare il  loro asset più prezioso.

Per certi versi si potrebbe arrivare a pensare che tra 50 anni Google sarà la compagnia di  mezzi auto-guidati (l’evoluzione delle  Google Car di oggi …..), basati su una rappresentazione  digitale del mondo estremamente ampia e dattagliata e che avrà, tra gli altri asset aziendali  “anche” un motore di ricerca sul web.

In tutta questa visione futuristica di Google emerge però un fattore centrale e fondamentale perchè il tutto regga: l’intervento  umano.

Il  funzionamento di Google Maps ha un’analogia con un altro strumento di Google stesso e precisamente Google Translate: infatti questo si basa su una gran massa di testi tradotti in linguaggi diversi che, opportunamenti indicizzati, vengono usati per estrarre parole o frasi  che abbiano un match. Quindi è vero che ci sono gli algoritmi di ricerca, ma il tutto si basa sull’intelligenza umana che ha provveduto, nel tempo, a tradurre i testi.

Per Google Maps il parallelo con i testi  tradotti sono gli operatori di Google che trasformano il mondo reale in componenti digitali
usando fonti diverse ed eterogenee, mentre il parallelo degli  algortmi sono le  tecniche di tiling che producono i tasselli per rendere più prestante la  consultazione delle mappe.

Da qualche parte sarà sempre necessario che ci siano delle persone (la pletora di operatori Google che mettono insieme le diverse fonti eterogenee oppure i singoli utenti che usando MapMaker  contribuiscono alla crescita e al mantenimento della base dati),  che sappiano tradurre in forma digitale il mondo reale e mentenere questo mondo digitale  parallelo aggiornato rispetto alle evoluzioni continue del mondo reale.

(*)
E’ bene ricordare che, sebbene Google Map Maker e OpenStrettMap hanno finalità logicamente  simili, le due iniziative sono profondamente diverse. OpenStreetMap è un progetto open source e  quindi di tutti e che si evolve con il contributo di tutti, OpenStreetMap non offre  solo la consultaizone della mappa in tiles come avviene per Google Maps ma permette anche di  fare il download dei dati, cosa che Google non permette.

Google Maps resta proprietà di un’azienda privata e anche se si usa MapMaker o si segnalano bachi le nostre segnalazioni non sarannno mai restituite come dati e Google ci farà business e l’unico  ritorno che ne possiamo avere è che noi stessi fruiamo di servizi di qualità migliore.

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